La legge sugli hobbisti: una tassa su ecologia e solidarietà

“Let’s reuse”. Il tema del riutilizzo è stato al centro della settimana europea per la riduzione dei rifiuti (European Week for Waste Reduction, EWWR), indetta dalla Commissione Europea tra il 16 e il 24 novembre 2013 con l’obiettivo, come si legge nel portale europeo, di limitare la formazione del rifiuto a monte e sostenere, nel contempo, scopi sociali quali la lotta contro le povertà, l’inclusione e l’uguaglianza sociali. Vi hanno aderito 17 paesi europei e, in Italia, diversi Comuni hanno organizzato mercatini del riuso tranne che in Emilia Romagna, unica Regione italiana ad aver proibito o, comunque, limitato di fatto i mercatini dell’usato con la Legge Regionale 24 maggio 2013, n. 4 che ha imposto ai cittadini, oltre alla condivisibile regolamentazione dell’attività occasionale, una tassa onerosa. Perché è solo di tassa che si può parlare e non certo di “diritti di istruttoria”, come definita dalla Regione, trattandosi di ben 200 euro (più marca da bollo) per il rilascio del tesserino a validità annuale. Una tassa che potrebbe portare nelle casse del solo Comune di Reggio un’entrata di circa 230.000 euro all’anno se ipotizziamo, probabilmente in difetto, che la metà dei partecipanti ai quattro mercatini dell’usato della nostra città risieda a Reggio.

Se l’ecologia e la solidarietà non sono evidentemente tematiche sentite dalla nostra Regione, non lo sono nemmeno per le associazioni di categoria dei commercianti esultanti per la legalità ripristinata e il contrasto all’abusivismo e alla concorrenza sleale. Ma quale illegalità, quale abusivismo o slealtà si celano dietro un privato che vende a pochi euro, o anche meno di un euro, gli oggetti personali in precedenza acquistati a costi drasticamente superiori? Qui non si tratta di plusvalore o di evasione ma solo di cessione di beni personali usati (ma anche nuovi acquistati erroneamente) che rientra in un’attività priva di utilità economica e di reddito tassabile. Anzi, possiamo considerare i mercatini dell’usato, dove i privati cittadini vendono direttamente i propri beni, come un’attività a chilometro zero se confrontati con  gli esercizi di conto vendita degli stessi prodotti, presenti a centinaia in Italia, dove però l’esercente si trattiene dal 30 al 50% di provvigione sui beni venduti dai cittadini.

L’abusivismo o la concorrenza sleale nel commercio sono ben altri sui quali, invece, imperano silenzio e tolleranza, dai prodotti di importazione di dubbia qualità rincarati nella filiera agli ambulanti abusivi o ai venditori di prodotti contraffatti. E se di illegalità vogliamo parlare, la stessa Regione non ha rispettato quanto da lei stessa dettato. Infatti, nella delibera del 24 giugno 2013, n. 844 “Individuazione delle caratteristiche e delle modalità di richiesta del tesserino degli hobbisti”, la Giunta Regionale ha omesso di inserire la provenienza dei beni (persona fisica o giuridica), come invece prescritto dalla legge, tra le informazioni che ogni espositore deve dichiarare per la vidimazione del tesserino, informazione che non potrebbe essere fornita nel caso dell’usato domestico e che renderebbe la legge di fatto inapplicabile. Stranamente, questa informazione ritorna, in una nota pubblicata sul portale della Regione il 2 gennaio, con la poco esplicita dicitura di “provenienza”.

Anche gli amministratori della nostra città, non opponendosi più di tanto a questa normativa, si sono dimostrati poco attenti ai temi dell’ecologia e della solidarietà anteponendo a questi principi il vantaggio economico a scapito di quei cittadini, sia venditori che acquirenti, che necessitano di solidarietà.

Su questi presupposti, che fine farà RiutilizzaRE, l’usato domestico in Polveriera? L’attenzione sull’area della Polveriera dovrà ancora essere tenuta alta dal momento che la riqualificazione riguarderà solo una piccola parte dei capannoni, nonostante lo slogan pubblicitario “Disarmiamo la Polveriera”. Non intendiamo sicuramente sostenere l’ennesima tassazione dei cittadini e, pertanto, valuteremo altre formule come quella che limita la partecipazione alle categorie esonerate dalla legge: minori di anni diciotto (in eventi a loro dedicati), produttori agricoli, espositori delle proprie opere creative o di beni fallimentari e associazioni di volontariato o scuole che raccolgono fondi a scopi istituzionali. Se il nostro Comune usufruirà dei sessanta giorni di proroga da poco concessi dalla Regione, a decorrere dal 15 gennaio, l’ultimo appuntamento con il tradizionale RiutilizzaRE si svolgerà domenica 9 marzo.

(Pubblicato sul quotidiano Prima Pagina)

Attività lecita contrastata e tassata

Attività lecita contrastata e tassata (RiutilizzaRE)

Attività illecita non contrastata e non tassata (via Emilia S. Pietro - 6 gennaio 2014)

Attività illecita non contrastata e non tassata (via Emilia S. Pietro – 6 gennaio 2014)

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Comments
6 Responses to “La legge sugli hobbisti: una tassa su ecologia e solidarietà”
  1. Raffaella ha detto:

    Complimenti per l’articolo concordo in pieno… E’ una vergogna per la regione Emilia-Romagna.
    Parlano tanto di riciclo ed ecologia poi pensano sono a come raccattare soldi!
    Io ho partecipato a varie edizioni di Riutiluzzare in Polveriera e spero di riuscire a partecipare a quella del prossimo 9 marzo che, se la legge non viene cambiata, per per me sarà anche l’ultima partecipazione… di vedere 200 euro dalla mie tasche (non le riguadagnerei mai vendendo cose usate a basso prezzo) la regione, il comune o chiunque se li intascherebbe se lo possono scordare, di tasse ne pago già a sufficienza in busta paga e tutte le volte che vado ad acquistare qualcosa vista la “signora” iva che viene applicata… Mi auguro caldamente che nessuno ma proprio nessuno vada a fare/pagare questa tessera… Che i 230.000 euro prevedono di incassare se li possano scordare! Cercate i veri evasori fiscali invece di “uccidere” le belle iniziative che animano i quartieri!

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    • comitatomelato ha detto:

      Grazie Raffaella! Ci rammarichiamo molto di non avervi più nel nostro evento e di non poter contribuire più a questi sani principi. E pensare che basterebbe qualche controllo per mettere il cuore in pace a chi grida all’illegalità (i casi, nella nostra esperienza, sono veramente pochi). Ma quello che si voleva non era la legalità sbandierata ma il riscontro economico. Consiglio a chi volesse continuare di recarsi fuori regione, per es. nel mantovano dove organizzano e organizzaranno ancora tantissimi mercatini del riuso.

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  2. Marco ha detto:

    Buongiorno, innanzitutto mi unisco alla approvazione sul contenuto del vostro articolo. Sono andato a leggere legge e modifica e comma e quant’altro e non ho capito una cosa: mi è sembrato di capire che la vendita di oggetti usati o di errato acquisto di poco valore, dal punto di vista fiscale non sia in discussione. Sembrerebbe, dal testo della legge, che il famoso tesserino con 10 possibilità riguarda SOLO chi non ha l’autorizzazione al commercio ambulante nelle aree pubbliche. In pratica la legge dice che chi vuole fare più di 10 mercatini all’anno e per più di 2 anni ogni 5 (che geni della aritmetica..ma chi avrà avuto questa intricata e paradossale idea?) deve ottenere l’autorizzazione previa apertura di opportuna partita IVA etc.etc. Ora: io partita e autorizzazione ce l’ho. Quando ho fatto i mercatini dell’usato (ovviamente) NON HO MAI venduto qualcosa di attinente al mio lavoro, ma sta di fatto che l’autorizzazione specifica solo se è alimentare o no, per cui vale. Quindi io, che di mestiere faccio l’ambulante, posso partecipare senza tesserino, fare quanti mercati voglio e a costo zero? E visto che vendo vestiti usati della mia compagna o miei e qualcosa che ci danno i nostri parenti sono a posto? E’ quindi chiaro che i penalizzati sono proprio tutti quelli che lo fanno per i principi del riutilizzo, della diminuzione degli sprechi e non hanno la fortuna di fare un lavoro attinente? Sono troppo maligno se dico che invece favorisce PROPRIO che chi quel mestiere lo fa e camuffa articoli avanzi di magazzino come propri? Mah… Per chiarire: io vendo accessori per auto e al banco abbiamo sempre e solo venduto abbigliamento usato e bigiotteria usata. Ho usato il mio furgone SOLO ED ESCLUSIVAMENTE come supporto per il trasporto.
    Grazie per lo spazio che mi avete concesso e in bocca al lupo per il futuro…tenete duro..

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    • comitatomelato ha detto:

      Ha posto una interessantissima questione. Se la sua licenza da ambulante non specifica la tipologia di merci ma solo la differenza tra alimentari e non, può in effetti partecipare vendendo l’usato di sua moglie senza tesserino. Tra l’altro, la legge prevede la partecipazione a questi eventi degli operatori in possesso di autorizzazione al commercio su aree pubbliche. D’altronde, anche prima della legge un ambulante autorizzato poteva partecipare come privato cittadino con i suoi beni personali. Giustamente. Grazie per l’osservazione che vedremo di approfondire con gli uffici competenti.

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      • Marco Silveri ha detto:

        Solo una piccola ulteriore nota che ho dimenticato di inserire nel commento originale. Come ho scritto, utilizzo per la partecipazione ai mercatini il furgone che utilizzo per lavoro, per svariati motivi che riguardano principalmente lo spazio a disposizione per il materiale e anche la comodità di lasciare sul furgone tutto il materiale di supporto (stand, grucce, manichino) che faticherebbero a trovare il loro posto nella nostra piccolissima cantina e casa. Oltre alla comodità di non doverli scaricare e ricaricare ogni volta. La Polveriera era uno dei pochi mercati dove il furgone poteva anche rimanere a supporto della piazzola, comodità notevole: dava la possibilità di scaricare e posizionare le cose con la dovuta calma, di gestire l’esposizione delle cose anche in maniera graduale, senza dover scaricare le cose di corsa prima di portare il furgone in un parcheggio esterno. Comunque in tutti i mercati la possibilità di entrare per caricare e scaricare è sempre stata concessa. La decisione del Comitato mi ha di fatto precluso la possibilità di partecipare. E sinceramente non penso che la stessa possa essere un modo per distinguere chi veramente partecipa con lo spirito del riuso e chi no. Chi ha avuto modo di passare davanti alla nostra piazzola nelle due occasioni che abbiamo potuto partecipare sa che il materiale che commercio era ben evidente sia nelle sigle del furgone che visibile all’interno dello stesso ma che neanche uno spillo di ciò sia uscito dalla porta. Sono le persone corrette che fanno la differenza e non i mezzi di trasporto. Ancora grazie per lo spazio e la attenzione che date a chi partecipa alla discussione e per la possibilità di esprimere il mio punto di vista.

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      • comitatomelato ha detto:

        Comprendiamo perfettamente che la decisione di non fare entrare i furgonati possa “colpire” anche coloro che li utilizzano in modo conforme, cioè solo con gli oggetti di casa. Voleva solo essere un modo per sottolineare la tipologia di mercato per la quale non è necessario avere un furgonato. Ci dispiace che non abbia potuto partecipare per questo motivo. Comunque, il problema non sussisterà più dal momento che ci ha pensato la Regione in modo ben più rigido . . . grazie a lei per l’utile e costruttiva conversazione.

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