L’accoglienza dei richiedenti asilo in immobili privati

Riduzione delle rendite catastali per il calcolo delle imposte locali, qualsiasi esse siano in futuro, per gli immobili situati in condomini che ospitano i richiedenti asilo: la propone pubblicamente l’associazione Reggio Civitas dopo aver ricevuto notizie di forti disagi e preoccupazioni da parte di cittadini delle zone Mirabello e Rosta Nuova.

Uomini a torso nudo ai balconi o sdraiati nel letto ben visibili dalle finestre lasciate sempre aperte oppure seduti a terra nelle aree condominiali comuni o pubbliche, schiamazzi ed esalazioni culinarie notturne, portoni dei condomini lasciati aperti per ricevere amici, strani trattamenti ai capelli con prodotti in polvere eseguiti alla finestra, unghie tagliate al balcone e lasciate cadere nelle aree condominiali, curiose attività di rifacimento completo di biciclette seminuove. Questi sono alcuni degli episodi che interessano gli immobili privati destinati all’accoglienza e segnalati a Reggio Civitas. Le proteste non sono rivolte alle persone ospitate, bensì alle cooperative sociali che gestiscono l’accoglienza, nello specifico Dimora D’Abramo e L’Ovile. La gestione, infatti, appare assai deficitaria: nessuna comunicazione, tra l’altro obbligatoria, all’amministrazione condominiale, nessuna attenzione a eventuali criticità già presenti nel contesto abitativo, nessun servizio educativo e di vigilanza degno di riscontri oggettivi.

E’, pertanto, innegabile che una tale gestione produca un’immediata svalutazione degli immobili non solo dello stesso condominio ma anche di quelli vicini. Ma i proprietari residenti, oltre a convivere con tali situazioni, continuano a versare imposte locali calcolate su rendite catastali non corrispondenti alla realtà.

Ma quanti sono gli immobili privati o le strutture dedicate all’accoglienza vicine a edifici residenziali? I dati sono obsoleti come lo sono quelli relativi al numero di stranieri ospitati che hanno richiesto la protezione internazionale nell’ambito dei progetti Mare Nostrum e Sprar, cioè quelle persone che scappano da guerre o dal pericolo di subire violenze individuali o indiscriminate. I numeri ufficiali risalgono al 2014: 264 per il Ministero dell’Interno ai quali si aggiungono i dati forniti dalle stesse cooperative, Dimora d’Abramo in primis: 559 accolti da marzo 2014 a maggio 2015, di cui 140 scappati, 100 arrivati in maggio 2015, 20 in luglio, 19 in settembre, 325 di cui si presume l’arrivo dall’1/4/2015 al 31/12/2015, come si legge nel recente bando della Prefettura, “30 adulti maschi” (infelice dicitura riportata nella determinazione dirigenziale) previsti per il triennio 2014-2016 sul progetto Sprar nella convenzione Comune-Cooperativa Dimora D’Abramo. Chissà poi perché solo giovani uomini. E, stranamente, sono solo giovani uomini anche le persone ospitate negli immobili privati segnalati, come se fossero fuggiti dai paesi d’origine lasciando donne, bambini e anziani tra guerre e violenze.

Pubblicato in parte su Prima Pagina Reggio

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