Lettera aperta al Prefetto Ruberto sui valori dimenticati della cittadinanza attiva

Ill.mo Prefetto Raffaele Ruberto,

dopo il Suo intervento, riportato sulla stampa locale, relativo ai gruppi di Controllo del Vicinato (CdV) e alle motivazioni da Lei addotte per giustificare un protocollo d’intesa siglato tra Lei, il Sindaco e i cittadini aderenti ai gruppi di CdV, ho ritenuto opportuno fornire pubblicamente alcune indicazioni che spero possano essere di utilità non solo agli aderenti ai gruppi di CdV (di matrice anglosassone, presenti in tutta Europa e in 430 Comuni di diverse Regioni italiane) ma anche ai cittadini che, individualmente o in comitati/associazioni, si impegnano da tempo nel colmare la carenza di presidio del territorio e, quindi, di tutela della sicurezza di persone e beni da parte delle istituzioni competenti.

I protocolli d’intesa sui progetti di CdV, come tutti i protocolli d’intesa o i patti, non sono obbligatori. Pochi Comuni nei quali i gruppi CdV operano li hanno siglati impegnando non solo i cittadini aderenti ai gruppi ma anche le forze di polizia statale e locale, chiamate a intensificare il presidio del territorio. I protocolli non devono essere finalizzati alla repressione di principi e libertà inviolabili sanciti dalla nostra Costituzione: limitare l’uso dei social networks o la creazione di gruppi WathsApp viola la libertà costituzionale di pensiero espressa con qualsiasi mezzo di diffusione (art. 21, Cost.), come pure proibire ai cittadini di monitorare il territorio anche in associazione (diritto affermato dalla Corte costituzionale), azione, chiamata impropriamente “pattugliamento”, che necessita ragionevolmente di qualche passo per selezionare più responsabilmente le situazioni degne di essere poi segnalate alle forze dell’ordine, viola la libertà costituzionale di circolazione (art. 16, Cost.). A questo proposito, vorrei evidenziare il paradosso, generato palesamente da contrapposizioni partitiche, che definisce con il termine dispregiativo di “ronde” solo gli “osservatori volontari” previsti dal d.m. 8 agosto 2009 e non i “volontari” che collaborano con la polizia locale, anche in veste di osservatori del territorio, previsti dalla legge n. 24/2003 della Regione Emilia Romagna e sua direttiva di applicazione.

Fondamentale è anche il rispetto del principio di sussidiarietà orizzontale, alta espressione di democrazia partecipativa, sancito dalla nostra Costituzione riformata nel 2001, all’art. 118, comma 4, che riconosce ai cittadini, singoli o associati, il diritto incondizionato a un’autonoma iniziativa per lo svolgimento, ovviamente nella legalità, di attività di interesse generale, favorita, come obbligo e non come possibilità, da tutti i livelli di governo, dallo Stato ai Comuni e che si presenterebbe, secondo l’interpretazione che ne ha dato il Consiglio di Stato, come il valore che consente alle democrazie di sopravvivere nonostante la crisi della sovranità nazionale.

Pertanto, la cittadinanza attiva, all’interno o all’esterno dei gruppi di CdV, intesa come auto-organizzazioni spontanee di cittadini, deve essere considerata una risorsa da valorizzare e supportare anche al fine di migliorare i vacillanti rapporti di fiducia tra cittadini e istituzioni e non da comprimere con ingerenze dall’apparente sentore di totalitarismo, o, persino, da disprezzare con riferimenti curiosi a infiltrazioni di “malviventi sotto copertura” nelle associazioni o sottili minacce di commissione di reati, quali la violazione della privacy o il procurato allarme. Per esempio, non si configura come una violazione della privacy, l’atto di fotografare, ma solo, e solo in alcuni casi e modi, quello di pubblicare il materiale fotografico. Quanto al procurato allarme, è una fattispecie di reato che non si adatta alle costanti sollecitazioni di collaborazione che i cittadini ricevono dalle forze dell’ordine nel segnalare anche situazioni di scarsa rilevanza, sollecitazioni, tra l’altro, previste tra i compiti istituzionali della Polizia di Stato (l. 121/81, art. 24).

Concludo auspicando un “salto di qualità” non nella direzione da Lei espressa, ma, come inizio, nel coinvolgimento dei cittadini impegnati nella sicurezza urbana nell’ambito del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, come previsto dal patto per la sicurezza sottoscritto tra il Viminale e l’Anci nel 2007 e, a mia conoscenza, mai attuato.

Con i più distinti ossequi,

Valentina Iannuccelli

Pubblicato su il Resto del Carlino e su La Voce di Reggio Emilia

i-gruppi-cdv-in-italiaI gruppi di Controllo del Vicinato in Italia al giugno 2016

(fonte: associazione nazionale Controllo del Vicinato)

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