L’accoglienza a Reggio: fatti e riflessioni

Ci hanno offerto polpette di lenticchie e frittelle tipiche del loro paese, buonissime, i due giovani richiedenti asilo bengalesi che, due settimana fa, ci hanno aperto la porta del loro alloggio in via Melato 13, gestito dalla cooperativa Dimora D’Abramo. Ospitali e sorridenti, uno a Reggio da due anni, l’altro arrivato da sei mesi. Con loro, anche se assenti in quel momento, due giovani provenienti dall’Afghanistan. Abbiamo conversato, mentre friggevano zucchine in pastella di ceci. Stavano cucinando per cenare dopo il tramonto, quando si rompe il digiuno, essendo periodo di Ramadan. Ci siamo scambiati il numero di telefono, dopo aver spiegato loro la funzione della nostra associazione. Un primo passo verso l’interazione, nato da un’iniziativa di Reggio Civitas per sopperire alla totale mancanza di condivisione dell’accoglienza con il contesto territoriale da parte della cooperativa.

Un esempio, però, raro tra le esperienze vissute o riportate da tanti residenti e verificate. In via Mirabello, per esempio, non è mutata la situazione critica di un immobile gestito dal Ceis, componente della rete temporanea tra le cooperative/associazioni che si occupano di accoglienza, dove alloggiano profughi pakistani, con via vai notturno di estranei, una rissa, materassi a terra, evidenze di spaccio, aggressioni verbali, tanto da avere indotto il condominio a presentare un esposto alle autorità competenti.

Gestire bene l’accoglienza di richiedenti asilo, consapevoli di non avere diritto a rimanere, senza ripercussioni negative su ordine pubblico e convivenza civile è già di per sé un’impresa ardua. Diventa un’impresa titanica quando i tempi per il riconoscimento sono biblici e i numeri sono sproporzionati rispetto agli strumenti organizzativi messi in campo dagli enti gestori, nonostante gli ingenti finanziamenti. Su queste basi, a nulla servono l’equa distribuzione sul territorio e i progetti di inclusione. L’inclusione può solo essere figlia di un futuro stabile in vista del quale si ha propensione ad adeguarsi a leggi e regole sociali. In mancanza di questa prospettiva, impensabile nelle condizioni attuali del nostro paese, anche l’accoglienza più diffusa, se fuori controllo, genera criticità di rilievo. E a Reggio l’accoglienza è, spesso e volentieri, fuori controllo. Desta, quindi, preoccupazione l’aggiudicazione all’asta per 400.000 euro dell’ex-vetreria con annessa residenza, tra viale Olimpia e via Pezzarossa, in favore della cooperativa Dimora D’Abramo, unico offerente del procedimento per un immobile non certo privo di interesse.

Pubblicato sul il Resto del Carlino e La Voce di Reggio Emilia

La ex-vetreria di viale Olimpia/via Pezzarossa

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