La vera cittadinanza attiva

L’attuale stagione di partecipazione alle politiche pubbliche è legata per lo più ad esperienze di auto-organizzazione popolare a dimostrazione della diffusa presa di coscienza e responsabilità da parte dei cittadini attraverso l’iniziativa spontanea e autonoma rivolta a rendere effettivi diritti e tutelare beni comuni. Si parla di cittadinanza attiva (o attivismo civico), riconducibile ad un’area informale della società civile che opera su base volontaria anche in assenza di un riconoscimento giuridico formale, come ad esempio i comitati locali.

La cittadinanza attiva, come espressione di responsabilità, senza logiche di partito, è legata alla “politica del fare” e all’individuazione e risoluzione dei problemi nell’interesse generale. Fa da pungolo, a volte incontrando un’amministrazione reticente, ma a volte ottenendo ascolto e risultati.

Il punto di forza della vera cittadinanza attiva rappresentata dalle organizzazioni civiche è la predisposizione al fare, più che al parlare. Non si contrappone al potere politico e amministrativo, ma si relaziona con esso mantenendo autonomia e fronteggiando esclusivamente specifici problemi pubblici. Si tratta, in altre parole, di attuare la policy, cioè una politica che traduce i discorsi in pratica quotidiana, senza addentrarsi nella politics, cioè nelle dinamiche, spesso solo ideologiche, attuate dai vari partiti per conquistare potere e consenso. Per mettere in pratica la policy le argomentazioni devono essere concrete, sempre inattaccabili, e indirizzate ai giusti destinatari, ognuno con le proprie attribuzioni.

Nella realtà, può capitare che la cittadinanza attiva si discosti da questi principi entrando, per esempio, nelle logiche dell’amministrazione locale e quindi da essa controllata. Farà finta che non ci siano problemi, giustificherà le scelte dell’amministrazione e sarà improntata sulla demagogia utilizzando cittadini di parte che “forzano” un pensiero omologato. Oppure, può essere appannaggio degli oppositori che se ne avvalgono per fare politica contro l’amministrazione locale, evidenziando solo i problemi con fini politici e di propaganda, trasformando, quindi, la vera cittadinanza attiva in associazionismo politico alla stregua di partiti/movimenti. Si aleggia, per esempio, sentore di contrapposizione politica se s’invoca la sola Polizia Municipale per l’ordine pubblico o il solo Comune per le criticità in tema di richiedenti asilo, quando esiste, in entrambi i casi, una molteplicità di attori coinvolti. L’accanimento non giustificato nei confronti del potere politico quando altri soggetti sono responsabili o co-responsabili pregiudica la credibilità della cittadinanza attiva compromettendone la natura esterna alla “politics”, il pluralismo che la caratterizza e il processo di ascolto sul piano delle questioni concrete da parte dell’amministrazione locale.

Inviato e pubblicato su La Voce di Reggio Emilia

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