Volontari di Reggio Civitas controllori dei rifiuti

Sul sistema di gestione dei rifiuti porta a porta, causa di discariche a cielo aperto in molti quartieri, “non si torna indietro”, dicono dal Comune, sebbene non manchino esempi di sistemi più evoluti e decorosi (v. qui di seguito), capaci anche di stimolare il comportamento corretto. E nemmeno si hanno notizie sull’applicazione di “bacchette amministrative”, “foto-trappole” e “ispettori ambientali”, questi ultimi anche approvati dal consiglio comunale due anni fa, nonostante le criticità segnalate più volte agli organi competenti.

Ecco allora il cittadino fai da te. Se già da diversi mesi assistiamo all’affissione di cartelli che invitano al virtuosismo, anche se con scarsi risultati, da pochi giorni, alcuni volontari di Reggio Civitas, muniti di guanti, aprono i sacchi dei rifiuti indifferenziati abbandonati nel quartiere Mirabello, da via Matteotti a via Melato, per trovare tracce dei responsabili. Grazie a scontrini fiscali di farmacie, ricevute di ricariche telefoniche, etichette di pacchi ma anche alle diverse tipologie di rifiuti, sono stati finora individuati tre residenti e data comunicazione ai rispettivi amministratori condominiali per le opportune segnalazioni alle autorità di vigilanza.

Pubblicato su il Resto del Carlino

9 maggio 2018

13 maggio 2018

17 maggio 2018

Alcune tracce dei responsabili

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’esempio di Zurigo

Certamente l’inciviltà incide oltre a compromettere la percentuale di rifiuti indifferenziati (mi chiedo come calcolino certe percentuali di differenziato quando nei contenitori i rifiuti sono in verità misti). Diciamo però che se anche tutti i cittadini fossero civili, il sistema adottato a Reggio è di per sé indecoroso. I contenitori per la frazione umida con frequenza di svuotamento bisettimanale emanano odori sgradevoli anche se tenuti puliti e sono bruttissimi. Per non parlare delle file di contenitori grigi per la raccolta del residuo secco che adornano le vie, in particolare nei pressi dei grandi condomini.

Prendiamo il sistema di Zurigo, da esperienze di chi ci abita (foto attuali e inedite). I condomìni o loro complessi usufruiscono di belle casette in muratura apribili con la chiave di casa (la chiave è a disposizione anche degli addetti alla raccolta). Sia la frazione umida che il residuo secco vengono conferiti in belle botole (una per ciascun tipo di rifiuto) apribili sempre con la chiave di casa e da qui incanalate in altro luogo (invisibile, coperto da una tettoia che si apre meccanicamente al momento della raccolta). A Zurigo non si paga la Tari, ma il sacco del residuo secco etichettato, che si può trovare anche al supermercato. Costa parecchio ma meno ne usi meno paghi (vera applicazione del concetto di “chi inquina paga” che dovrebbe considerare solo ciò che non è riciclabile). Devi usare quello, perché è attiva la polizia dedicata solo ai rifiuti e se sgarri le multe sono salatissime. Quindi, si comportano tutti bene, al di là che sono svizzeri . . . Allora, perché scegliere un sistema così retrogrado? Forse per i bassissimi costi di investimento iniziale? Forse perché per correre ai ripari e eliminare l’abbandono incontrollato dei rifiuti salvando le apparenze (è stato istituito un servizio quotidiano ad hoc di rimozione dei rifiuti abbandonati, ma solo nei pressi dei cassonetti stradali; per quelli condominiali insistono ovviamente per collocarli in aree private e lavarsene le mani), si fanno lavorare di più le cooperative, pagate poi dagli utenti? Non troviamo altre motivazioni.

 

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